giovedì 14 gennaio 2016

Scandalo infondato

Comunicato alla Redazione del Tirreno

Il comitato Famiglia Scuola Educazione, sempre pronto nel condannare ogni manifestazione ed atto di bullismo e discriminazione, soprattutto in ambiente scolastico, ha prontamente indagato sul cosiddetto “caso di omofobia al liceo scientifico Buonarroti di Pisa”. Ha appreso così che il  Vostro articolo del 14 gennaio non corrisponde alla verità: vari ragazzi presenti alla vicenda ci invitano a far sapere che i fatti si sono svolti in modo ben diverso.
In un'aula autogestita, due ragazzi poco più che sedicenni tenevano una lezione sulla sessualità. Partecipava un ragazzo con tendenze omosessuali pubblicamente dichiarate, perfettamente integrato nella scuola.
A un certo punto qualcuno ha spostato la conversazione sull'omosessualità e una ragazzina ha posto la questione se non si potesse considerare un omosessuale “in un certo senso” malato.
Grida e improperi si sono levati contro di lei. La ragazzina ha precisato che non era sua intenzione offendere qualcuno e che, se il ragazzo in questione si fosse sentito offeso, chiedeva pubblicamente scusa. Il ragazzo coinvolto è rimasto sereno e non offeso.
Pare che alcuni studenti del liceo appartenenti alla Rete Studenti Medi siano corsi a riferire ai giornali una loro versione dei fatti. Il ragazzo interessato aveva peraltro chiesto di non montare un caso del tutto inesistente ..ma ovviamente non è stato ascoltato. Dunque ci chiediamo: non è stato forse montato ad arte dalla Rete degli studenti medi un caso per scopi  propagandistici?
Ci colpiscono molto le parole riportate dalla portavoce della Rete, Silvia Contini, che non frequenta il liceo Buonarroti, bensì il liceo classico Galileo Galilei, e dunque non era presente all'accaduto.
Gli stessi organizzatori di quella lezione autogestita sono rimasti sconcertati dall'immotivato gonfiarsi di questa vicenda, e dispiaciuti che un importante quotidiano locale abbia contribuito a creare uno scandalo, inesistente.  
Ci chiediamo infine se dobbiamo preoccuparci per la nostra democrazia, giacché pare che nessuno, neanche educatamente, possa all'interno di un dibattito esprimere un’opinione fuori dal coro.